Due ragazzini sono morti nel giro di pochi giorni a Milano a causa di assurde sfide che girano sul web: il primo si è autosoffocato durante un tentativo di “blackout”, il secondo è precipitato dopo essere salito sul tetto di un centro commerciale da cui voleva scattare un selfie con gli amici. Qui di seguito vi proponiamo la riflessione del direttore di Casa Pediatrica, Luca Bernardo.

“I colossi del web fanno Ponzio Pilato mentre mode folli come i casi di challenge pericolose e assurde di cui si è parlato tanto in questi giorni sono in costante aumento e ne arrivano continuamente di nuove da oltreoceano: dai tutorial dei taccheggi (ragazzi che si riprendono mentre rubano per diventare leader sulla rete) alla sfide per ingerire sigarette, gessetti della lavagna o quant’altro prima delle lezioni. Da anni chiediamo un patto educativo tra genitori, scuola e web. Oggi non è più rinviabile.

A proposito del 15enne di Cusano Milanino morto nel tentativo di immortalarsi in un selfie pericoloso mi chiedo: “Questo ragazzo, come altri suoi coetanei aveva fatto altre foto del genere postandole sui social. Perché i genitori non hanno vigilato? La scuola poteva fare di più? E i social? I colossi della rete bannano le foto delle donne che allattano, ma non fanno nulla per evitare di indicizzare migliaia di contenuti dove spopola l’illegalità. I minori, soprattutto, non sono minimamente tutelati.

Da 10 anni la Casa pediatrica Fatebenefratelli-Sacco che dirigo si occupa del disagio di bambini e adolescenti. Siamo un’eccellenza del servizio pubblico italiano, in grado di monitorare le devianze giovanili e i fenomeni illegali relativi al web, di fare sistema con le forze dell’ordine e con le procure minorili (messa alla prova del processo Carolina Picchio) e il territorio. Sulla base dell’esperienza dei tanti casi trattati posso dire che: “La battaglia dei ‘like’ condiziona l’intimità dei nostri ragazzi, una costante esibizione di sé che ha effetti negativi sia in caso di successo (perdita della propria identità) sia in caso di fallimento (emarginazione, isolamento).

E l’asticella si alza continuamente: dal sexting all’autolesionismo a sfide (challenge) demenziali in arrivo da Oltreoceano. Girano ad esempio video dove la prova consiste nel mangiare le capsule dei detersivi, con rischi per la salute immaginabili. O ancora, come accennavo, la sfida a chi ingerisce più sigarette o gessi della lavagna.

Gli adescamenti partono spesso dalle chat dei videogiochi o da messaggi virali su web e social. Ai genitori dico: “Attenti ai cambiamenti repentini delle abitudini dei vostri figli – ad esempio un cambio improvviso del giro delle amicizie, frequenti mal di testa o nausea potrebbero essere sintomi di un particolare disagio. Così come euforia o eccitazione immotivata.

In famiglia dovremmo cercare di dare il buon esempio: non utilizzare gli smartphone a tavola o al ristorante, cercare il dialogo o comunque “mettersi in ascolto”.

Credo che si debba avviare un percorso di corresponsabilità da parte dei social a tutela dei minori. Più che i dati rubati, a preoccuparci dovrebbero essere le adolescenze rubate! I ragazzi sempre più spesso si fanno del male sul web ma internet non è solo uno strumento, è un mondo dove esistono diritti e doveri”.

Rassegna stampa

  • “I social? Se ne lavano le mani” (Leggo)
  • Genitori e scuola. Mai più ostaggi della Rete “Ora uno scatto educativo” (Avvenire)
  • “Giovani, maschi, fragili: cercano su internet stima e approvazione” (Corriere della Sera)
  • L’esperto: “Contro i pericoli del web serve un patto educativo tra genitori, scuola e web” (la Repubblica)